13/11/2012

La dieta Atkins (e le sorelle) di nuovo nel mirino Il rischio di infarti e ictus aumenta del 5%

La percentuale di rischio sale al 60% per le donne che per lunghi periodi privilegiano proteine ed eliminano carboidrati.

Seguire una dieta come la Atkins, ovvero privilegiare le proteine al posto dei carboidrati, fa sì dimagrire più velocemente, ma negli anni a venire può anche aumentare il rischio di infarti ed ictus del 5%. Percentuale che schizza addirittura al 60% nel caso in cui le giovani donne si sottopongano ad un regime alimentare così restrittivo per un lungo periodo di tempo. A puntare l’ennesimo dito contro la Atkins e le sue sorelle è uno studio pubblicato sul British Medical Journal e condotto dall’Università di Atene, in collaborazione con il German Institute of Human Nutrition e il Max Delbruck Centre for Molecular Medicine di Berlino, su 43.396 donne svedesi fra i 30 e i 49 anni, che hanno risposto ad un questionario legato allo stile di vita e al consumo di 800 alimenti diversi, e seguite in media per 15,7 anni. Di loro, 1.270 hanno sofferto di problemi cardiocircolatori: un valore relativamente elevato, che ha però spinto gli scienziati a lanciare l’allarme, anche se sul Daily Express i responsabili della Atkins definiscono la ricerca «estremamente fuorviante» perché l’aumentato rischio di patologie cardiache non è legato alla dieta, «bensì ad un ridotto apporto di carboidrati accompagnato ad un aumento nel consumo di proteine».
LE CRITICHE
- «Malgrado la popolarità di queste diete che privilegiano le proteine al posto dei carboidrati, indipendentemente dalla fonte delle prime e dalla natura dei secondi, è sempre meglio sconsigliarne il loro uso costante e sul lungo periodo – ha spiegato la professoressa Pagona Lagiou dell’Università di Atene – perché abbiamo riscontrato un legame evidente fra questi sistemi dimagranti e le malattie cardiocircolatorie». Una preoccupazione che accompagna da tempo anche il professor Lucio Lucchin, presidente dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), che mette in guardia dal proliferare delle diete iperproteiche, spesso riproposte con nomi diversi (vedi la Dieta Dukan o quella a zona) per attualizzarle, ma sempre potenzialmente pericolose per la salute. «Queste diete vengono camuffate e riproposte come miracolose, ma in realtà di miracoloso non hanno nulla – spiega il nutrizionista – e vengono consigliate solo perché danno maggiori risultati in poco tempo, senza però spiegare adeguatamente i rischi ad esse correlate. Questo sistema dimagrante, che a volte consiglio anche io, soprattutto in casi particolari, va infatti seguito per poche settimane, 3 o 4 al massimo, e solo dietro rigoroso controllo medico, perché un abuso può portare non solo ai problemi cardiocircolatori di cui parla lo studio, ma anche a patologie renali ed epatiche piuttosto gravi e causate da un surplus di lavoro di questi organi per smaltire le proteine assunte».
PATOLOGIE DOPO MOLTO TEMPO
- Insomma, niente diete fotocopia per imitare l’amica che sfoggia due taglie in meno o, peggio ancora, la celebrità di turno che giura di aver ritrovato la forma perduta abolendo pane e pasta, ma un regime alimentare tagliato su misura e quindi ideato da un esperto, che mixi tutti gli alimenti e non imponga di sceglierne uno piuttosto che un altro. «Non bisogna pensare che tutti i cosiddetti Vip siano intelligenti e sappiano quindi cosa fare quando si parla di diete dimagranti – conclude il professor Lucchin – . Purtroppo, però, sempre più persone tendono a seguirne i consigli strampalati, senza capire che così facendo mettono a repentaglio la loro salute: le patologie causate da lunghi periodi di diete sballate possono infatti manifestarsi anche dopo molto tempo, quando ormai il danno potrebbe essere irreparabile. Ecco perché è necessario tornare al più presto ad una comunicazione corretta e non più dominata dal marketing, perché in ballo c’è la salute della gente e con quella non si può scherzare».

Simona Marchetti

tratto da: http://www.corriere.it